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Lipedema: diagnosi, terapia compressiva e approccio multidisciplinare | Intervista al Dott. Stefano Marwan Mangini



Il lipedema è una patologia cronica ancora poco conosciuta e spesso confusa con obesità, cellulite o linfedema. Per comprenderne meglio le caratteristiche e le strategie terapeutiche più efficaci, abbiamo intervistato il Dott. Stefano Marwan Mangini, angiologo esperto nella diagnosi e nel trattamento delle patologie vascolari. In questa intervista approfondiamo il legame tra lipedema, sistema venoso e linfatico, il ruolo della terapia compressiva e l'importanza di un approccio multidisciplinare e personalizzato.

 

 

1. Lipedema e sistema vascolare à Dott. Mangini, in qualità di angiologo, quale relazione esiste tra lipedema, sistema venoso e sistema linfatico?

Il lipedema è una patologia complessa del tessuto connettivo-adiposo. Non è semplicemente un accumulo di grasso e non è una forma di cellulite. È una condizione in cui il tessuto adiposo patologico, il microcircolo, il sistema venoso, il sistema linfatico, l’infiammazione e spesso anche la componente metabolica devono essere letti insieme.

Dal punto di vista angiologico, il lipedema non nasce necessariamente come malattia venosa o linfatica primaria. Questo è un passaggio importante. Non dobbiamo confondere il lipedema con l’insufficienza venosa cronica o con il linfedema. Tuttavia, nella pratica clinica, il sistema venoso e quello linfatico vengono spesso coinvolti secondariamente, soprattutto nelle pazienti che presentano edema, pesantezza, dolore, fragilità capillare, tendenza agli ematomi e progressione del quadro clinico.

Il tessuto lipedematoso è un tessuto biologicamente attivo, infiammato, dolente, spesso alterato nella sua architettura connettivale. Questo può compromettere la qualità degli scambi microcircolatori e rendere meno efficiente il drenaggio dei liquidi. In alcune pazienti troviamo anche insufficienza venosa cronica associata, reflussi, varici, alterazioni del ritorno venoso o segni di sovraccarico linfatico.

Per questo motivo, nel mio approccio non guardo mai solo “la gamba”. Valuto la paziente nel suo insieme. Studio la componente venosa, linfatica, microcircolatoria, adiposa, metabolica e infiammatoria. Il lipedema è una patologia sistemica che si manifesta in modo evidente agli arti, ma che spesso racconta molto di più del semplice aspetto delle gambe.

 

2. Diagnosi corretta à Molte donne convivono per anni con una diagnosi errata. Quali sono gli elementi che permettono di distinguere il lipedema da obesità, linfedema o semplice insufficienza venosa?

La prima cosa da dire è che il lipedema non si diagnostica guardando una fotografia e non si esclude dicendo semplicemente alla paziente “deve dimagrire”. Questa è una delle criticità più grandi. Molte donne arrivano alla diagnosi dopo anni di frustrazione, diete fallite, attività fisica non risolutiva e giudizi superficiali.

La diagnosi deve essere clinica, angiologica e funzionale. Bisogna ascoltare la storia della paziente: quando è iniziato il problema, se c’è familiarità, se il peggioramento è comparso con pubertà, gravidanza, terapie ormonali o menopausa, se c’è dolore, senso di pesantezza, facilità agli ematomi, gonfiore serale, sproporzione tra tronco e arti inferiori, difficoltà a perdere volume nelle gambe nonostante il dimagrimento.

Il lipedema ha caratteristiche abbastanza tipiche: distribuzione simmetrica, prevalente interessamento degli arti inferiori, spesso risparmio del piede, dolore alla pressione, tessuto nodulare o fibrotico, peggioramento progressivo, fragilità capillare e scarsa risposta del tessuto interessato alla dieta tradizionale.

L’obesità può coesistere con il lipedema, ma non è la stessa cosa. Nell’obesità l’aumento del tessuto adiposo è più generalizzato e non necessariamente doloroso. Nel lipedema, invece, il problema è qualitativo oltre che quantitativo: il tessuto è alterato, dolente, infiammato e sproporzionato.

Il linfedema è un’altra condizione. Spesso coinvolge il piede, può essere asimmetrico, presenta caratteristiche diverse all’esame clinico e può avere segni cutanei specifici. L’insufficienza venosa, invece, può dare edema, pesantezza, varici, discromie e alterazioni cutanee, ma da sola non spiega la classica dolorabilità del tessuto lipedematoso, la sproporzione corporea e la resistenza al dimagrimento localizzato.

Per questo motivo, la diagnosi non deve limitarsi a dire se una paziente ha o non ha il lipedema. Deve aiutare a capire che tipo di quadro abbiamo davanti: se esiste una componente venosa, una componente linfatica, una componente metabolica, un’obesità associata, un’infiammazione di basso grado, alterazioni ormonali o disturbi funzionali concomitanti. Solo così è possibile costruire un percorso terapeutico realmente personalizzato.

 

3. Gestione quotidiana del lipedema à Quali sono oggi le strategie più efficaci per rallentare la progressione della malattia e migliorare la qualità di vita delle pazienti?

La gestione del lipedema deve essere quotidiana, integrata e sostenibile. Non credo negli approcci miracolosi, nelle soluzioni singole o nei protocolli uguali per tutte. Il lipedema richiede una strategia personalizzata, costruita sulla paziente reale e non su uno schema preconfezionato.

Il primo passaggio è togliere il senso di colpa alla paziente. Molte donne arrivano convinte di aver fallito perché non sono riuscite a modificare le gambe con dieta e palestra. In realtà il lipedema non è una semplice questione di calorie. È una patologia del tessuto connettivo-adiposo con componenti infiammatorie, vascolari, linfatiche, metaboliche e spesso ormonali.

Le strategie più efficaci sono quelle che lavorano su più livelli. Serve attività fisica mirata, non punitiva. Il movimento deve migliorare la pompa muscolare, la forza, la postura, il ritorno venoso, la mobilità e il dolore. Spesso sono utili attività a basso impatto, esercizi in acqua, camminata, lavoro progressivo con i pesi, rinforzo muscolare e lavoro sulla fascia.

Poi c’è la nutrizione. Non parlo di dieta restrittiva fine a sé stessa, ma di alimentazione antinfiammatoria, controllo dell’insulino-resistenza quando presente, gestione del gonfiore, dell’alvo, dell’intestino, dell’istamina e della permeabilità intestinale quando emergono elementi clinici compatibili. Nella mia visione, l’intestino non è un dettaglio: in molte pazienti con lipedema è parte del quadro sistemico.

La terapia compressiva è un altro pilastro, insieme a un lavoro fisioterapico realmente personalizzato. Non parlo di un trattamento standard o di un semplice linfodrenaggio, ma di un percorso riabilitativo costruito sulla paziente: valutazione funzionale, lavoro fasciale, recupero della mobilità, miglioramento della postura, rinforzo muscolare progressivo, educazione al movimento e gestione del dolore.

In casi selezionati possono avere senso trattamenti medici, tecnologie, carbossiterapia, mesoterapia o chirurgia, ma sempre all’interno di un percorso, mai come interventi isolati. Il punto non è accumulare trattamenti, ma scegliere quelli giusti per quella specifica paziente.

L’obiettivo non è promettere la guarigione assoluta. L’obiettivo serio è ridurre dolore e pesantezza, migliorare la qualità di vita, rallentare la progressione, preservare la funzione e restituire alla paziente una gestione concreta della propria condizione.

 

4. Il ruolo della terapia compressiva à La compressione rappresenta uno dei pilastri del trattamento conservativo. Quali benefici osserva nelle pazienti che la utilizzano correttamente e con costanza?

La compressione, quando è prescritta correttamente, è uno strumento terapeutico molto importante. Però va spiegata bene, perché molte pazienti la vivono inizialmente come un’imposizione o come qualcosa di difficile da accettare.

Io dico sempre che la compressione non serve a “schiacciare il grasso” e non cura da sola il lipedema. Serve a migliorare la funzione. Aiuta il ritorno venoso, sostiene il drenaggio linfatico, riduce il senso di pesantezza, limita il gonfiore serale, migliora la percezione di stabilità dei tessuti e in molte pazienti riduce anche il dolore.

Le pazienti che la usano bene e con costanza riferiscono spesso gambe meno pesanti, maggiore resistenza durante la giornata, meno peggioramento serale, migliore tolleranza alla stazione eretta e più facilità nel movimento. Questo è clinicamente molto rilevante.

Naturalmente la compressione deve essere personalizzata. Non tutte le pazienti tollerano lo stesso tessuto, la stessa classe, lo stesso modello. Una calza sbagliata viene abbandonata. Una compressione corretta, invece, può diventare parte integrante della terapia quotidiana.

Nel lipedema bisogna anche distinguere la paziente con prevalente dolore tissutale da quella con edema importante, da quella con insufficienza venosa associata o sovraccarico linfatico. La compressione deve essere scelta in base alla paziente reale, non in base a uno schema rigido.

 

5. Nuove evidenze e approccio multidisciplinare à Negli ultimi anni la conoscenza del lipedema è cresciuta notevolmente. Quanto è importante oggi un approccio multidisciplinare che coinvolga angiologo, fisioterapista, nutrizionista e chirurgo?

È fondamentale. Il lipedema non può essere gestito da un solo professionista e non può essere ridotto a una sola terapia. Questo è uno dei punti centrali del mio modo di lavorare.

L’angiologo ha un ruolo importante perché deve inquadrare la componente vascolare, venosa, linfatica e microcircolatoria. Deve distinguere lipedema, linfedema, insufficienza venosa, obesità e quadri misti. Deve anche capire quanto i sintomi della paziente siano legati al tessuto adiposo patologico, quanto alla componente vascolare e quanto a eventuali comorbidità.

Il fisioterapista specializzato è fondamentale, ma non va inteso come una figura che esegue semplicemente un trattamento standard. Nel lipedema serve un vero percorso riabilitativo fisioterapico personalizzato, che prenda in considerazione postura, colonna vertebrale, diaframma, pavimento pelvico, mobilità articolare, funzione muscolare, dolore e qualità del movimento. Molte pazienti presentano alterazioni posturali, iperlordosi, rigidità, compensi muscolari, disfunzioni del pavimento pelvico o difficoltà nella gestione pressoria addomino-pelvica. Se questi aspetti non vengono valutati, si rischia di trattare solo la gamba senza comprendere il sistema che la sostiene.

Il nutrizionista deve costruire un piano sostenibile, antinfiammatorio, metabolico e non colpevolizzante. Non deve essere una dieta punitiva, ma uno strumento per ridurre l’infiammazione, migliorare la composizione corporea, gestire eventuale insulino-resistenza, gonfiore, alvo irregolare e disturbi intestinali associati.

Il chirurgo può avere un ruolo importante nei casi selezionati, soprattutto quando la componente adiposa patologica è avanzata, dolorosa, invalidante e resistente al trattamento conservativo. Ma la chirurgia non deve essere presentata come l’unica soluzione né come una scorciatoia. Deve essere inserita in un percorso preparatorio e successivo ben strutturato.

A questi professionisti, spesso, si aggiungono endocrinologo, ginecologo, psicologo, medico del dolore o altri specialisti, perché molte pazienti presentano insulino-resistenza, PCOS, endometriosi, menopausa, disturbi intestinali, istamina, iperlassità, disautonomia o dolore cronico.

La vera evoluzione degli ultimi anni è questa: il lipedema non è più visto solo come una malattia del grasso, ma come una condizione sistemica del tessuto connettivo-adiposo. Non basta dire “metta una calza”, “faccia dieta” o “faccia liposuzione”. Serve un percorso clinico, riabilitativo e terapeutico costruito intorno alla paziente, alla sua storia, ai suoi sintomi e alle sue comorbidità.

 

6. Un messaggio alle pazienti à Quale consiglio darebbe a una donna che sospetta di avere il lipedema o che ha appena ricevuto una diagnosi?

Il primo messaggio è: non è colpa tua. Il lipedema non è pigrizia, non è mancanza di volontà, non è semplicemente “mangiare troppo” e non è cellulite. È una patologia reale, spesso sottodiagnosticata, che merita rispetto, competenza e un percorso adeguato.

Il secondo messaggio è: cerca una diagnosi corretta. Non accontentarti di risposte superficiali. Se hai dolore alle gambe, sproporzione, lividi facili, gonfiore, pesantezza, familiarità o peggioramento nonostante dieta e attività fisica, ha senso fare una valutazione con chi conosce davvero il lipedema.

Il terzo messaggio è: non aspettare che il quadro peggiori. Prima si interviene, più margine abbiamo per lavorare sui sintomi, sulla progressione, sulla funzione e sulla qualità di vita. Anche se il lipedema è una condizione cronica, non significa che non si possa fare nulla. Al contrario, si può fare molto, ma serve un percorso serio.

Alle pazienti dico sempre che il corpo non va odiato, va capito. La diagnosi non deve essere vissuta come una condanna, ma come l’inizio di una spiegazione. Quando finalmente diamo un nome corretto al problema, possiamo smettere di combattere battaglie sbagliate e iniziare a costruire una strategia vera.

Il lipedema va riconosciuto, studiato e gestito. Con un approccio multidisciplinare, personalizzato e costante, è possibile migliorare dolore, pesantezza, mobilità, autonomia e qualità di vita.

 

Cosa possiamo imparare da questa intervista

Il lipedema è una condizione complessa che non può essere ridotta a un semplice accumulo di grasso. Una diagnosi accurata, una valutazione completa della componente vascolare e linfatica e un percorso terapeutico personalizzato rappresentano gli elementi fondamentali per migliorare la qualità di vita delle pazienti. Come evidenzia il Dott. Stefano Marwan Mangini, la terapia compressiva, insieme al movimento, alla fisioterapia e al supporto di un team multidisciplinare, può contribuire in modo significativo alla gestione quotidiana della patologia. Informarsi e affidarsi a professionisti esperti è il primo passo per affrontare il lipedema con maggiore consapevolezza e serenità.
 

Grazie al Dott. Stefano Marwan Mangini per questa preziosa intervista e a tutti coloro che, ogni giorno, contribuiscono a far crescere la consapevolezza sul lipedema e a migliorare il percorso di cura delle pazienti.

 

Scopri di più sul Lipedema


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